Traendo spunto dalla singolare definizione contenuta in Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico di Alfred Jarry, l’articolo presenta un’escursione attraverso le mutevoli apparizioni dell’infinito attuale nel cielo della filosofia, della matematica e della teologia. Da Aristotele a Galileo, dall’algebra seicentista a Cantor, da Anselmo d’Aosta a Bruno si sdipana così, nello stesso labirinto che essa istituisce, il filo d’una concettualità ricorrente e minacciosa,  forse non per trovarne l’impensabile via d’uscita, ma per perdersi ancor più nel suo mirabile sgomento, per stringerne ulteriormente lo scettro…

“Ci sono altri moniti antichi contro il commercio di una parola tanto perfida: c’è la leggenda cinese dello scettro dei re di Liang, che diminuiva di una metà ad ogni nuovo re; lo scettro, mutilato da dinastie, esiste ancora” (J. Borges, Discussione, “La perpetua corsa di Achille e la tartaruga”)

Dio è il punto tangente di zero e dell'infinito (462)

 

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