La terribile libertà annunciata col suo suicidio pedagogico (volto a mostrare alla posterità una via sovrana e inaudita) dall’ingegner Kirillov ne I demoni di Dostoevskij , delinea il profilo d’una volontà intenta a verificare la morte di Dio e a proclamare nel suo libero arbitrio il proprio indiarsi.  Con una rivolta assimilabile a quella del personaggio assurdo camusiano, tale ribellione può richiamare sotto un certo riguardo la dottrina nietzschiana dell’eterno ritorno, la sua attestazione dell’insensatezza di Dio, l’inaugurazione di un nuovo modo di abitare il tempo in grado di consegnarvi un’umanità felice e finalmente emancipata. Riascoltando le considerazioni blanchotiane proprio la sua morte volontaria dimostrerebbe d’altra parte anche il fatto che nel suicidio non accade nulla, la morte stessa non accade, rivelandosi piuttosto il compito interminabile – la ripetizione, quindi – d’un morire anonimo e impersonale (opposto all’idea della morte come potere e possibilità)  in cui si riuniscono “con una decisione impaziente, le ripetizioni eterne di ciò che, morendo, non muore”…

Questi i temi sviluppati nel seguente articolo:

L'eterno gesto di Kirillov (168)

 

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